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		<title>Impatto economico dei social</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 10:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Facebook ha commissionato una ricerca alla societ&#224; Deloitte per verificare l&#8217;impatto che il social media per eccellenza ha sulle economie dei singoli paesi europei. Ventisette Paesi pi&#249; la Svizzera sono stati oggetto dello studio e, stando alle prime indiscrezioni, l&#8217;impatto economico di Facebook sarebbe di circa 15,3 miliardi di euro per un totale di 232.000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Facebook ha commissionato una ricerca alla societ&agrave; Deloitte per verificare l&rsquo;impatto che il social media per eccellenza ha sulle economie dei singoli paesi europei. Ventisette Paesi pi&ugrave; la Svizzera sono stati oggetto dello studio e, stando alle prime indiscrezioni, l&rsquo;impatto economico di Facebook sarebbe di circa 15,3 miliardi di euro per un totale di 232.000 nuovi posti di lavoro creati.</p>
<p style="text-align: justify;"><dfn><div id="attachment_4168" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-4168" title="Â© Corgarashu - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-f95866542e17fc2263cf31150f23af6e1.png" alt="Â© Corgarashu - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">Â© Corgarashu - Fotolia</p></div></dfn></p>
<p style="text-align: justify;">Dati in realt&agrave; ancora da verificare, dal momento che non si sa che tipologia di aziende siano state prese in considerazione; certo &egrave; che la business partecipation della aziende &egrave; in continua crescita e in Italia i posti di impiego assicurati grazie a Facebook sarebbero circa 33.800 per un impatto economico <a title="sul nostro Pil" href="http://www.google.it/publicdata/explore?ds=d5bncppjof8f9_&amp;met_y=ny_gdp_mktp_cd&amp;idim=country:ITA&amp;dl=it&amp;hl=it&amp;q=pil" target="_blank">sul nostro Pil</a> di due miliardi e mezzo. Vari sono gli esempi di aziende medie e piccole, che sono poi il cuore dell&rsquo;economia nazionale, che investendo tempo e risorse sul social network hanno tratto benefici in termini di ritorno di immagine e di introiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Si stima infatti che il 75% delle aziende utilizzi Facebook, Twitter o Linkedin e un buon 25% Google+. A proposito di posti di lavoro creatisi grazie alla diffusione dei social media, sembra che il 54% delle aziende abbia assunto una risorsa destinata alla gestione del rapporto con i social. &Egrave; infatti la comunicazione via web che permette una interazione tra cliente e azienda unica e immediata, necessaria per raccogliere feedback, proposte, suggerimenti e adattare le proprie strategie di vendita e di creazione dei prodotti ai desideri della clientela.</p>
<p style="text-align: justify;">Una presenza quella su internet imprescindibile per realt&agrave; aziendali che vogliono mantenere o ampliare la propria posizione sul mercato. Anche se in Italia ancora molte aziende devono sviluppare le loro strategie social e implementarle nelle loro azioni di branding, i segnali positivi che vengono anche dai citati dati economici, denotano un futuro in questa direzione, con il 42% delle aziende che ancora non ha sfruttato questo tipo di comunicazione che si dichiara molto propensa a farlo in futuro.</p>
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		<title>Pubblicità sui social media</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 13:43:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le nuove frontiere del settore pubblicitario viaggiano in rete e le previsioni per i prossimi due anni sono più che favorevoli per i maggiori social media. Se da una parte si registra un calo per il settore della stampa in Italia, la pubblicità attraverso i grandi social media ha portato un incremento di fatturato notevole. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;">Le nuove frontiere del settore pubblicitario viaggiano in rete e le previsioni per i prossimi due anni sono più che favorevoli per i maggiori social media. Se da una parte si registra un calo per il settore della stampa in Italia, la pubblicità attraverso i grandi social media ha portato un incremento di fatturato notevole.</span></p>
<div id="attachment_3957" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3957" title="© Mihai Simonia - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-a55745448e4780782a6b1cee4968cc25.png" alt="© Mihai Simonia - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Mihai Simonia - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Grazie ai ricavi pubblicitari Twitter arriverebbe nel 2014 a 540 milioni di dollari di fatturato. Per ora il 90% del fatturato proviene dagli inserzionisti americani e la tendenza dovrebbe rimanere stabile, attestandosi a un minimo dell’80%. Twitter praticamente vedrebbe una crescita <a title="del suo fatturato" href="http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201202011048-eco-rt10062-farmaci_roche_in_italia_cala_fatturato_del_3_8_per_burocrazia" target="_blank">del suo fatturato</a> pari al triplo di quanto fatto nell’ultimo anno. Cifre vertiginose che interessano anche gli altri due social media più diffusi, Linkedin e Facebook. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Il primo prevede un aumento del fatturato nel 2014 che arriverebbe ai 405 milioni di dollari, anche se la maggior parte degli inserzionisti in questo caso sono quelli esteri. La crescita prevista del 64,1% proverrebbe infatti per il 32% dalle inserzioni pubblicitarie estere. Anche Facebook in questo senso non teme flessioni, forte della sezione dedicata alle inserzioni delle aziende posizionate proprio nella pagina degli aggiornamenti. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">La società di consulenza e ricerca eMarketer ha raccolto questi dati nel settembre del 2011, che confermano il potere straordinario dell’advertising online, capace di trainare milioni di consumatori verso le proprie sponde. Una era che logicamente porta con se ricavi da capogiro per le piattaforme più consolidate sul mercato: considerando anche l’ingresso di nuovi Paesi tra gli inserzionisti interessati, il giro d’affari assumerà proporzioni ancora più grandi. Ci auguriamo che la vocazione alla comunicazione partecipativa che sta alla base di tutti i social media rimanga intatta, non lasciandosi cannibalizzare dalle inserzioni e dalla volontà commerciale delle aziende.</span></p>
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		<title>Fenomeno anni 90</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 13:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell’era del reality show e forse anche della sua morte a giudicare i paurosi cali di share dei più importanti in Italia, quali il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi, c’era un tempo in cui la pretesa di realtà si faceva strada nella televisione italiana, dando vita a prodotti commerciali che hanno sicuramente aperto un’epoca. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">Nell’era del reality show e forse anche della sua morte a giudicare i paurosi cali di share dei più importanti in Italia, quali il Grande Fratello e l’Isola dei Famosi, c’era un tempo in cui la pretesa di realtà si faceva strada nella televisione italiana, dando vita a prodotti commerciali che hanno sicuramente aperto un’epoca.</p>
<div id="attachment_3953" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3953 " title="© andrea photo - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-f7035f69fbd81cb2197d8cd5952e729c.png" alt="© andrea photo - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© andrea photo - Fotolia</p></div>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">La grande televisione dei quiz a premi dei padri fondatori Mike Bongiorno, <a title="Corrado" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corrado_Mantoni" target="_blank">Corrado</a>, Pippo Baudo lasciò il posto agli inizi degli anni Novanta a forme di televisione diverse, in cui non più il padrone di casa di rilievo, come nel caso dei sopraccitati conduttori, era la colonna portante del programma, ma la gente comune. Furono gli anni in cui nello studio 1 del Centro Palatino a Roma Gianni Boncompagni e Irene Ghergo idearono un programma capace di suscitare critiche feroci, ma che si rivelò un’intuizione senza precedenti.</p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">Quattro furono le edizioni prodotte di “Non è la Rai”, la prima condotta da Enrica Bonaccorti nel 1991, la seconda da Paolo Bonolis e la terza e la quarta da Ambra Angiolini. Innovativo perché per la prima volta in televisione si assisteva a un programma <a title="fatto da ragazze comuni" href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/28/Adescava_ragazze_Facebook_dimette_presidente_co_7_120128028.shtml" target="_blank">fatto da ragazze comuni</a>, che la mattina andavano a scuola e il pomeriggio cantavano, ballavano, giocavano di fronte la telecamera. La presenza di adolescenti, i costumi indossati, i tuffi in piscina non fecero attendere critiche accese nei confronti di Boncompagni, accusato di strumentalizzare il corpo femminile e di mercificare giovani lolite.</p>
<p class="Aticoliita" style="text-align: justify;">Aldilà delle critiche il programma ebbe un successo tale che coinvolse la produzione di oggettistica dedicata alle ragazze, zaini, quaderni, diari per tutti e tutte le appassionate del programma. Ragazze sconosciute, della porta accanto che presto scavalcarono addirittura nella conduzione professionisti del calibro della Bonaccorti e di Bonolis, in una visione, quella di Boncompagni e della Ghergo che anticipava notevolmente la scia di successo, speso effimero, che si apre per tante persone “comuni” che oggi partecipano ai reality.</p>
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		<title>Videoarte</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il termine videoarte viene utilizzato per la prima volta alla fine degli anni Sessanta, dopo che l’artista Nam June Paik presentò la sua personale a New York, intitolandola “Electronic Art”. Ufficialmente si identifica con la mostra curata da Pontus Hulten la codificazione del termine per designare il nuovo linguaggio artistico: “The machine as seen at [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;">Il termine videoarte viene utilizzato per la prima volta alla fine degli anni Sessanta, dopo che l’artista Nam June Paik presentò la sua personale a New York, intitolandola “Electronic Art”. Ufficialmente si identifica con la mostra curata da Pontus Hulten la codificazione del termine per designare il nuovo linguaggio artistico: “The machine as seen at the end of the mechanical age” </span><a style="text-align: justify;" title="al MOMA" href="http://www.moma.org/" target="_blank">al MOMA</a><span style="text-align: justify;">.</span></p>
<div id="attachment_3949" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3949" title="© Light Impression - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-2f3acf0ec09f391d3c34fe07339dc801.png" alt="© Light Impression - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Light Impression - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Questa innovativa forma di espressione si caratterizzò sin dai suoi inizi per il fortissimo carattere autoreferenziale. La videoarte si nutre degli elementi video creandoli e modificandoli mediante vari strumenti. Un intervento quindi sul reale e sulla percezione che lo spettatore ha di esso, che porta con se naturalmente una forte carica critica nei confronti dei linguaggi più ortodossi, quali quelli ad esempio televisivi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Il formato audiovisivo di cui si serve il videoartista combina creatività a ricerca tecnologica, sempre in bilico tra l’espressione artistica e la sperimentazione. I primi esperimenti del padre fondatore della video art, Nam June Paik consistevano proprio nel trasmettere immagini deformate da televisori rotti; oggi la pubblicità, il cinema, la televisione perfino si servono di immagini distorte per comunicare un messaggio. Nel corso del tempo lo studio sulle possibilità comunicative delle moderne tecnologie ha portato la videoarte a cimentarsi in varie forme espressive, contaminando i linguaggi e dando vita a opere di impatto sicuro e dalla forte carica visiva.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT"> Installazioni, videoscultura, videopoesia sono solo alcuni degli esempi in cui la videoarte si è cimentata. Ricordiamo in Italia una mostra nel 2003 <a title="a Villa Croce a Genova" href="http://www.museidigenova.it/spip.php" target="_blank">a Villa Croce a Genova</a> che proponeva un fantastico percorso tra i più importanti video-artisti internazionali; Bill Viola, Maurizio Bolognini, Studio Azzurro, Marc Didou, Alexander Hahn tra gli altri, che piacque molto a chi scrive.</span></p>
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		<title>Addio al giornalaio</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nimmagazine</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un&#8217;era in cui la forma cartacea viene sostituita sempre più da quella digitale, i giornali tradizionali non hanno una vita semplice. Questo è anche quello che risulta dai nuovi dati presentati dall&#8217;Istat nella quarta edizione “Noi Italia”. Il giornale è un mezzo di comunicazione che nasce già in Germania nel 1609, in seguito alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;" lang="it-IT">In un&#8217;era in cui la forma cartacea viene sostituita sempre più da quella digitale, i giornali tradizionali non hanno una vita semplice. Questo è anche quello che risulta dai nuovi dati presentati dall&#8217;Istat nella quarta edizione “<a title="Noi Italia" href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&amp;user_100ind_pi1[id_pagina]=120&amp;cHash=d46664a80cf0447a044e2f8e2d614392" target="_blank">Noi Italia</a>”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;" lang="it-IT">Il giornale è un mezzo di comunicazione che nasce già in Germania nel 1609, in seguito alla straordinaria invenzione della stampa a caratteri mobili nel quattordicesimo secolo da parte di Johannes Gutenberg, un tipografo e orafo tedesco che diede vita all&#8217;inchiostro per i caratteri mobili.</p>
<div id="attachment_3703" class="wp-caption alignleft" style="width: 305px"><img class="size-medium wp-image-3703 " title="© bloomua - Fotolia.com" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/01/wpid-20d7dde51f7fe7368987f1e90b897500.png" alt="© bloomua - Fotolia.com" width="295" height="186" /><p class="wp-caption-text">© bloomua - Fotolia.com</p></div>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;" lang="it-IT">Oggi la maggior parte dei giornali per sopravvivere è entrata in rete cambiando anche in parte la loro funzione. Infatti se un giornale tradizionale riporta le notizie del giorno precedente, sul web le informazioni vengono aggiornate in tempo quasi reale. Questo è un motivo per cui l&#8217;acquisto del giornale in forma cartacea è in netta diminuzione, il quotidiano tradizionale appare spesso già “vecchio” con notizie oramai superate. Ecco perché anche in Italia sempre più lettori si rivolgono ai quotidiani online per apprendere le notizie.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;" lang="it-IT">Il 19/01/2012 il Presidente dell&#8217;Istat, Enrico Giovannini, ha presentato una nuova rivelazione statistica. La ricerca ha verificato dal 2006 ad oggi un calo superiore ai 4 punti percentuali tra i lettori dei quotidiani tradizionali. Questo calo non è dovuto al fatto che gli italiani siano meno propensi alla lettura rispetto a sei anni fa. Il sondaggio infatti sottolinea la crescita della lettura online di giornali e riviste. La popolazione tra i 15 e i 54 anni si informa ai giorni d&#8217;oggi soprattutto sul web. Questo quanto emerge dal sondaggio svolto dall&#8217;Istat. Allo stesso tempo però l&#8217;Italia ricopre uno degli ultimi posti nella classifica europea dell&#8217;utilizzo di internet. Primi fra tutti Svezia e Paesi Bassi. Infatti solo il 28,3% naviga quotidianamente sulla rete.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">
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		<title>Competenza mediatica</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 13:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la tecnologia abbia apportato significativi cambiamenti nella vita di tutti noi è un dato quotidianamente visibile. La facilità e l’immediatezza della comunicazione, la condivisione del sapere, attraverso lo scambio d’informazioni, video, dati ha cambiato persino il concetto stesso di giornalismo. Un universo partecipativo in cui però la corretta fruizione del contesto mediatico necessita di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;">Che la tecnologia abbia apportato significativi cambiamenti nella vita di tutti noi è un dato quotidianamente visibile. La facilità e l’immediatezza della comunicazione, la condivisione del sapere, attraverso lo scambio d’informazioni, video, dati ha cambiato persino il concetto stesso di giornalismo. Un universo partecipativo in cui però la corretta fruizione del contesto mediatico necessita di appositi strumenti.</span></p>
<div id="attachment_3955" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3955" title="© HaywireMedia - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-d252e85680ca593de25652446aa18cbf.png" alt="© HaywireMedia - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© HaywireMedia - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">È quanto emerge da uno studio condotto in Spagna, con la collaborazione dell’Università Carlos III di Madrid, dal quale si evince come la popolazione spesso non abbia sufficiente conoscenza dei mezzi tecnologici dei quali comunemente si serve e che incontri quindi difficoltà nell’analisi e nella gestione dei contenuti propinati. Lo studio intitolato “Competenza mediatica. Ricerca sul grado di competenza della cittadinanza in Spagna” rileva che la maggior parte del campione preso in esame fruisce dei mezzi tecnologici, non conoscendo spesso la tecnologia che vi sta dietro e percepisce in maniera distorta i messaggi che provengono dai media. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">È il caso ad esempio delle posizioni ideologiche o politiche, di cui le persone esaminate si sono dichiarate convinte; al momento dell’argomentazione si sono basati su contenuti veicolati dai media, senza supportare il discorso con una maggiore consapevolezza. Ovviamente non ci si aspetta che tutti possano conoscere a fondo i meccanismi che regolano <a title="la tecnologia dei mezzi" href="http://www.corriere.it/salute/12_gennaio_11/tecnologia-per-tagliare-costi-sanita_9d0b8068-3c22-11e1-9394-8a7170c83e07.shtml" target="_blank">la tecnologia dei mezzi</a> di comunicazioni più diffusi, ma almeno che si riesca a discernere i messaggi carichi di contenuti e valori, da quelli privi. Conoscere ad esempio uno stereotipo pubblicitario permette al destinatario del messaggio di analizzare in maniera più critica il messaggio stesso, assumendo quindi una posizione consapevole, a favore o meno, nei confronti del contenuto veicolato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT"> Un’educazione ai media che diventa d’importanza centrale nei tempi moderni, in cui il giudizio e la selezione delle informazioni non può essere soppressa a favore dalla quantità degli stimoli video o audio.</span></p>
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		<title>Vespa, mito intramontabile</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Celebrata nel cinema, nella pubblicità, nello stile di vita di milioni di appassionati, la Vespa rappresenta con una forza senza pari l’italianità nel mondo. L’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio progettò nel 1946 il primo prototipo, a cui venne affibbiato il nome Vespa, dopo che Enrico Piaggio vedendolo, esclamò “Sembra una Vespa!”. Più di 18 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;">Celebrata nel cinema, nella pubblicità, nello stile di vita di milioni di appassionati, la Vespa rappresenta con una forza senza pari l’italianità nel mondo. L’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio progettò nel 1946 il primo prototipo, a cui venne affibbiato il nome Vespa, dopo che Enrico Piaggio vedendolo, esclamò “Sembra una Vespa!”. Più di 18 milioni di esemplari sono stati commercializzati nel mondo e il suo successo non sembra arrestarsi.</span></p>
<div id="attachment_3951" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3951" title="© Rimanto - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-01c7282a20267305b12f4393aee78f76.png" alt="© Rimanto - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© Rimanto - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT"> Simbolo di locomozione per eccellenza nel Dopoguerra, la Vespa si è identificata sempre di più con il concetto di libertà. A lei una mostra dedicata che si è tenuta dal 5 novembre del 2010 al 15 gennaio del 2011 nel Museo Piaggio di Pontedera per ripercorrere le tappe più significative del ciclomotore nel cinema e nella pubblicità. <a title="Da Federico Fellini" href="http://www.federicofellini.it/" target="_blank">Da Federico Fellini</a> che con la “Dolce Vita” consacrò la Vespa a star internazionale a Gregory Peck che sfrecciava per Roma a cavallo della sua Vespa in “Vacanze Romane”. Anche i film recenti non sembrano voler rinunciare a lei; recentemente l’abbiamo vista con George Clooney e Violante Placido in “The American”. La prima volta che comparve sul grande schermo fu il 1950, quindi appena 4 anni dopo la sua nascita, nel film “Domenica d’agosto”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Il motivo di tanto successo, iniziato appunto negli anni Cinquanta, è stato spiegato da Dino Risi che individuava nella Vespa l’unico mezzo di locomozione all’indomani del Dopoguerra. I suoi costi permettevano che una larga fetta della popolazione la potesse comprare e intere famiglie si muovevano grazie a lei. Fu un fenomeno di costume, non soltanto un mezzo di locomozione. Il suo fascino è rimasto intatto fino ai giorni nostri con tanti modelli nuovi e possibilità di personalizzazioni, perché il suo mito possa crescere ancora nel mondo.</span></p>
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		<title>Moleskine digitali</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 13:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rese famose perché utilizzate da grandi scrittori e pittori i taccuini della Moleskine sono esempio di come un prodotto semplice in se, nella sua lavorazione e nel suo packaging possa diventare un marchio culto. È proprio la storia che le agende, i quaderni, gli album Moleskine portano con se ad averli fatti diventare oggetti amati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;">Rese famose perché utilizzate da grandi scrittori e pittori i taccuini della Moleskine sono esempio di come un prodotto semplice in se, nella sua lavorazione e nel suo packaging possa diventare un marchio culto. È proprio la storia che le agende, i quaderni, gli album Moleskine portano con se ad averli fatti diventare oggetti amati da milioni di appassionati nel mondo.</span></p>
<div id="attachment_3956" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3956" title="© sixtyforty - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-45ebbae3f295e55b2acb029b99a52627.png" alt="© sixtyforty - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© sixtyforty - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">La loro origine è da ricercarsi nella Rue de l’Ancienne Comedie a Parigi, quando un cartolaio iniziò a commercializzare le prime Moleskine. Erano prodotte da una piccola fabbrica di Tour a conduzione familiare, chiusa in seguito alla morte del proprietario. Ma è nel 1997 che un’azienda di Milano la Modo &amp; Modo decide di produrre i taccuini del passato e darvi il nome utilizzato <a title="da Bruce Chatwin" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruce_Chatwin" target="_blank">da Bruce Chatwin</a> nel suo “Le vie dei Canti”: Moleskine. Ben presto le richieste dai mercati crebbero enormemente e la piccola società, grazie a capitali francesi, si ricostituirà in Moleskine srl, una realtà capace di soddisfare la distribuzione della Moleskine in ben 53 Paesi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Il successo della Moleskine è inevitabilmente legato al fascino che questa porta con se; simili taccuini neri venivano infatti utilizzati da Ernest Hemingway, Oscar Wilde, Pablo Picasso, Henri Matisse, tra gli altri. E la strategia di marketing della Moleskine srl si rivela assolutamente vincente, perché punta molto sulla leggenda che da sempre accompagna il taccuino delle avanguardie. E presto il mito si riverserà anche in formato tecnologico; è infatti pronta per iPhone e iPad una nuova applicazione che sfrutta il classico layout della Moleskine per scrivere notizie, fare disegni a mano libera, salvare note.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT"> Il tutto ovviamente condivisibile con gli amici sui vari social network e con l’opzione di inserire foto dalla libreria. Un passo avanti per un taccuino nato in Francia e che sembrava destinato all’oblio, prima dell’intuizione geniale della società italiana.</span></p>
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		<title>Messaggi subliminali</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 13:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chivas Regal]]></category>
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		<description><![CDATA[Sempre più assuefatti dalle immagini pubblicitarie che ci bombardano ogni giorno, sospendiamo a volte il giudizio critico su quanto visto. A parte le campagne shock, il cui fine è proprio quello di dare uno scossone allo spettatore, l’immaginario pubblicitario sfrutta i meccanismi più reconditi nel nostro cervello per imprimere messaggi promozionali. I pubblicitari in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="text-align: justify;">Sempre più assuefatti dalle immagini pubblicitarie che ci bombardano ogni giorno, sospendiamo a volte il giudizio critico su quanto visto. A parte le campagne shock, il cui fine è proprio quello di dare uno scossone allo spettatore, l’immaginario pubblicitario sfrutta i meccanismi più reconditi nel nostro cervello per imprimere messaggi promozionali.</span></p>
<div id="attachment_3950" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-medium wp-image-3950" title="© adimas - Fotolia" src="http://www.nimmagazine.it/wp-content/uploads/2012/02/wpid-c3feb28317fc87f6e5a0f4dc1b4df9b6.png" alt="© adimas - Fotolia" width="200" height="186" /><p class="wp-caption-text">© adimas - Fotolia</p></div>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">I pubblicitari in questo senso si configurano come perfetti conoscitori dell’inconscio umano, andando a toccare quelle corde sensibili e comuni ad ognuno di noi, colpiscono il target di riferimento e producono il perseguito ritorno commerciale del prodotto reclamizzato. Non è un mistero che il settore degli alcolici e quello del tabacco ricorrano ai cosiddetti messaggi sublimali, quei messaggi cioè che il nostro cervello registra in maniera inconscia. È proprio sulla capacità della nostra mente a richiamare quei messaggi immagazzinati che si basa la strategia pubblicitaria più raffinata. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Ancora più forte è <a title="la memorizzazione" href="http://www.dana.org/.../The...for.../otherpublications-memory_it.pdf" target="_blank">la memorizzazione</a> di elementi inconsci che abbiano attinenza al temi del sesso e si attivano come comandi nel momento in cui andiamo a comprare qualcosa. La dimensione sessuale è quella che accomuna il genere umano, che insegue la soddisfazione dei propri bisogni. Questo istinto primordiale funge da leva per quei meccanismi che instaurano nelle menti del ricettivo un’associazione legata al piacere. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Guardiamo il pacchetto delle sigarette Camel, la prima immagine che colpisce è il dromedario. Facendo attenzione però si scorge la figura di uomo nudo con il pene eretto. Lo spumante Gancia iniziò una campagna cartellonistica in cui due giovani su una vespa fatta di bollicine viaggiano, divertendosi moltissimo. Bene, a uno sguardo attento non sfuggirà che le parti intime dei due ragazzi sono attaccate. O ancora, in una vecchia pubblicità del Chivas Regal si vedevano due mani che reggono una bottiglia mentre versa il whiskey nel bicchiere: anche qui la posizione delle mani richiama inevitabilmente quella che viene assunta dagli uomini per urinare. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span lang="IT">Gli esempi sono innumerevoli e supportati spesso da ricerche e studi del settore, per analizzare a fondo una tecnica di persuasione, la cui forza investe molti più campi di quelli immaginati.</span></p>
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